Poderosa la spuma: alta e fine, compatta, quasi solida. Un blocco spumoso che incorona il bicchiere, pigra e maliziosa nel disparire. Completamente, lasciando solo un accenno di perlaggio, ritroso come lo sguardo delle signore di campagna la domenica pomeriggio, nelle estati più calde. Ecco, il colore più intenso, più profondo, più fermo. Ecco quel profumo austero, privo di ogni compiacimento: ma convinto, diretto, spregiudicato. Di frutta, al punto giusto di maturazione, ma anche la ghirlanda di fiori, fiori recisi e del loro gambo pervicacemente attaccato alla vita. E durevole, pur senza alcun ripensamento.
All’assaggio sentirai il carattere particolare di questa selezione, accurata e volitiva: asciutto, rilevato, deciso. Fin dalla prima goccia fitto di sale, schietto di schiena e lanciato nella parabola alta e lineare. Sopramontato di maturità, e di vigoria superba. La riga diritta del termine si tende nello spazio, rimane elevata ed eretta a lungo, per un bicchiere che riserva a pochi il fascino misurato e adulto della ricerca dell’emozione.
Un’esperienza che regala il brivido della rivelazione

Fu forse per reazione che crebbi con una specie di tarlo: annusare, assaggiare, tastare. Fare tutto. Fu forse per reazione che da più di trent’anni tutto ciò che si può assaggiare mi affascina: fino alle estreme conseguenze di annotare sul piccolo moleskine le esperienze sensoriali tra ristoranti e cantine. Fino alla definitiva schizofrenia, che è raccontarlo. E da quando varcai gli angusti confini della cucina di mia mamma l’unico comandamento è: prima provare, poi parlare.
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